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in Italia la democrazia rappresentativa è diventata oligarchia

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alla fine dell'ottocento si diceva che l'oligarchia era una degenerazione dell'aristocrazia ma, l'oligarchia, ovvero il governo in cui la cosa pubblica è concentrano in mano di pochi, oggi, dalla fine del '900 all'inizio di questo nuovo millennio, in Italia l'oligarchia è decisamente una degenerazione della democrazia ossia del governo del popolo !

Danilo Zolo: Difendere il mondo dalla democrazia? Dialogo con Danilo Zolo
“forse dovremmo impegnarci a fare riferimento a una nozione di democrazia un po' rigorosa, che non si riduca ad una formula retorica o addirittura, come accade spesso nella comunicazione politica occidentale, platealmente propagandistica. Proporrei di lasciare da parte i modelli 'classici' di democrazia - quello partecipativo e quella rappresentativo -, perché troppo esigenti e ormai non realizzabili entro società differenziate e complesse. Potremmo attestarci, in via stipulativa, su una nozione post-classica di democrazia (schumpeteriana, pluralista, minimale), secondo cui un governo democratico è contraddistinto da un grado accettabile di responsiveness e di accountability. Un regime è democratico se le autorità politiche 'rispondono' alle aspettative dei cittadini rispettandone e promuovendone i diritti fondamentali, e se sono 'responsabili': se cioè devono rendere conto delle loro decisioni di fronte ad un elettorato capace di valutazioni sufficientemente autonome e competenti.“

Teledemocrazia: Sudditi o Cittadini ?
Danilo Zolo (1992), riprendendo l’espressione di Bobbio "promesse non mantenute della democrazia". Esse sarebbero principalmente le seguenti: 1) la promessa della sovranità popolare è stata smentita dalla crescita delle burocrazie pubbliche con tendenze oligarchiche e gerarchiche; 2) la nascita di una società pluralistica ha finito per soffocare il presupposto individualistico, cosicché l’individuo singolo, non affiliato ad una organizzazione, è di fatto privo di soggettività politica autonoma; 3) è cresciuto il contrasto fra l’incompetenza del cittadino, messo di fronte a problemi sempre più complessi, e l’esigenza di soluzioni tecniche accessibili solo a specialisti; 4) la diffusione del conformismo di massa e dell’apatia politica, incoraggiati dagli strumenti di comunicazione di massa; 5) la democrazia non ha sconfitto il potere oligarchico; 6) il principio democratico si è affermato esclusivamente entro alcuni spazi limitati; 7) la democrazia non ha eliminato il cosiddetto "potere invisibile", specie nel governo pubblico dell’economia e nelle comunicazioni di massa.

aggiungo ... un'altra osservazione ... un'altro punto di vista .... di un pensatore-attivista-agitatore-rivoluzionario ... Don Sturzo:

“La democrazia per sua natura, richiede l'assenso, la fiducia e la partecipazione dei cittadini. Invece le istituzioni democratiche sono avvolte da un clima di sfiducia. Le cause le aveva già individuate Luigi Sturzo quando denunciava i tre mali del suo tempo, che ora si sono rafforzati: la partitocrazia, lo statalismo e lo sperpero del denaro pubblico.

L'art.49 della nostra Costituzione stabilisce che i partiti sono lo strumento per consentire al popolo di concorrere a prendere delle decisioni. I partiti quindi non devono limitarsi a consentire all'elettore di esprimere il proprio voto. Questa è una concezione riduttiva del partito che ha condotto alla partitocrazia. A questa concezione riduttiva del partito si accompagna una concezione riduttiva di popolo ridotto al corpo elettorale. L'elettore ha una vita brevissima, di pochi minuti ogni 5 anni, pari ad una scheda elettorale e pertanto non riesce ad inserirsi nelle istituzioni. Queste avvizziscono e si deteriorano sempre più.

Il popolo invece deve avere continuamente la possibilità di manifestare la sua volontà.

Secondo l'art. 49 della Costituzione il partito avrebbe questo preciso compito.

Da un lato deve contribuire a formare la volontà popolare, dall'altro deve coinvolgere la volontà popolare in continua formazione nelle istituzioni politiche.

Questa è una concezione dinamica di partito che si contrappone all'attuale partito apparato.

L'esercizio della sovranità popolare non può consistere solo nella elezione dei rappresentanti, perché il processo democratico passa attraverso due momenti precisi. Il primo momento consiste nell'esercizio del voto mirato alla scelta dei rappresentanti, il secondo si concretizza nel concorso degli elettori con gli eletti all'esercizio del potere. Emerge così il concetto di democrazia partecipativa dove rappresentanza e partecipazione si integrano a vicenda.

I partiti sono venuti meno alla loro funzione in quanto non hanno saputo vivificare le istituzioni rappresentative collegando gli elettori con gli eletti. In questo modo uno Stato rappresentativo è diventato uno Stato partitocratico. Che cosa si intende per partitocrazia,tanto criticata da Luigi Sturzo?

Si intende la sottrazione della sovranità al legittimo titolare: il popolo.

Secondo la nostra costituzione il “principe” è costituito dal popolo, si parla di sovranità popolare, non di sovranità dei partiti. Di fatto i partiti hanno sostituito il popolo.

L’istituto del suffragio universale è inadeguato in quanto si sono venute a creare varie coalizioni di interessi che si organizzano esercitando nei fatti un ruolo primario nella vita politica , modificando la stessa sovranità. Questi gruppi di interessi, sprovvisti in linea di diritto del potere, lo detengono nei fatti.

Non è meno grave la crisi dell’economia. Da più ambiti si sente la necessità di democratizzare l’economia o meglio di realizzare quella partecipazione economica che è prevista dall’art.3 della nostra Costituzione.Questo articolo è un punto di riferimento imprescindibile per la riforma dell’economia,della società e dello Stato,ma richiede una corretta applicazione della “partecipazione” intesa come partecipazione al potere.“

Democrazia rappresentativa e democrazia partecipativa: nemici o alleati?

"L’illusione, non nuova peraltro, di risolvere la crisi della democrazia rappresentativa, oggi innegabilmente a rischio di deriva oligarchica, contrapponendo ad essa pratiche di democrazia diretta. Il rischio che, nei forum deliberativi i cittadini vengano scelti in quanto rappresentanti di un gruppo sociale piuttosto che come individui. Il grave errore di pensare a un’oggettività “impolitica”, quasi neutra, dei dati e della possibile soluzione dei problemi."

Esiste un metodo, una prassi gestionale alternativa all'oligarchia dei partiti che restituisca ai cittadini quei diritti e doveri costituzionali di sovranità popolare, solidarietà politica e partecipazione attiva alla vita del Paese?
L'unico metodo praticabile è quello della partecipazione stessa, partecipazione che potrà essere promossa, incentivata, realizzata se si attueranno alcune fondamentali funzioni (azioni): informazione, formazione, proposizione, deliberazione, azione, revisione.

Informazione: corretta, completa e comprensibile riproducibile, condivisibile, storica.

Formazione: confronto e dibattito egualitario.

Proposizione: elaborazione di un processo decisionale con assunzione di paternità e responsabilità.

Deliberazione: adozione di decisione. Obbiettivo della deliberazione la massima condivisione - in caso di mancanza di unanimità, persistendo una minoranza, questa avrà il potere di controllo e verifica con la possibilità di rendere reversibile la decisione assunta.

Azione: puntuale adempimento della decisione popolare. L'adempimento sarà eseguito adottando tutte le procedure atte a verificarne il controllo così da rendere trasparente accessibile e visibile l'azione.

Revisione: in un società del buon senso è consigliabile verificare l'efficacia della decisione presa in itinere (durante lo svolgimento dell'azione) ed eventualmente di rivederla o revisionarla col fine di correggerne gli errori riscontrati.